Cos’è (e dov’è) lo Smart Working?

Sarebbe utile scrivere un “glossario della contemporeneità”, un prontuario che racchiuda tutti quegli “inglesismi” che popolano il nostro linguaggio quotidiano. Termini tecnici per ogni settore, slang più o meno giovanili… tantissimi vocaboli usati – e soprattutto sfoggiati – da chiunque per apparire principalmente smart.
E smart è proprio uno di questi, ovviamente. Termine inglese pressoché intraducibile perché di significati ne contiene molteplici: da “intelligente” a “rapido”, da “astuto” a “elegante”, da “alla moda” a “sfacciato”, da “forte” a “brillante”… e molti altri ancora, anche verbali, sempre perlopiù positivi.
I significati di smart oltretutto si allargano se si affianca questo aggettivo ad altri termini, come nel caso di “smart card” (carta magnetica), oppure nello slang militare “smart bomb” (bomba intelligente) o, sempre nell’ambito slang, “smart cookie” (tipo sveglio)… fino ad arrivare a ciò che ci interessa principalmente in questo articolo, ovvero lo smart working.

Con smart working si intende sostanzialmente il “lavoro flessibile”, il “lavoro agile”, vale a dire il lavoro comodamente gestito secondo i propri tempi e i propri spazi.
Per questo si può dire che lo smart working sia una delle poche cose positive dell’attuale mondo del lavoro. È infatti la novità del nuovo millennio: poter lavorare e portare a termine i propri obiettivi, le proprie mansioni ecc. senza dover timbrare per forza un cartellino e quindi senza dover stare in un determinato luogo aziendale o affine.

Fino a poco tempo fa – quando ancora eravamo meno internazionali e inclini a parlare ovunque inglese – si chiamava “telelavoro”, vocabolo che poneva l’accento sul fatto che si potesse lavorare lontano dalla sede centrale rimanendo in contatto tramite sistemi telematici.
Adesso si chiama smart working e sempre più aziende lo stanno adottando per lasciare i dipendenti liberi di non rimanere fisicamente nel posto fisso e, dunque, per renderli semplicemente più sereni nello svolgimento delle loro solite funzioni. Questo vuol dire permettere alle donne di fare le mamme senza per questo dover ridurre il proprio impegno lavorativo, ma solo differirlo e spostarlo in luoghi più consoni anche alla propria vita privata. Le statistiche dicono, però, che lo smart working piace soprattutto agli uomini, non solo al gentil sesso, che così sono finalmente liberi di intavolare magari una conference call di importanza mondiale senza dover prendere ogni volta un aereo per Dubai, per fare un esempio, ma i casi sono molteplici, di tutti i tipi.

All’interno della legge di stabilità 2017, approvata nei deliri post-referendum, c’era proprio un disegno di legge che doveva tutelare e regolamentare il potere dello smart working, ma in Italia, si sa, il rischio è sempre che anche le buone cose vadano perdute nel ginepraio degli iter legislativi… e infatti non si riesce più a capire bene che fine abbia fatto.

Pazienza, lo smart working di fatto esiste, è già ampiamente in atto in grandi e piccole aziende e soprattutto è la filosofia di vita delle nuove generazioni, che hanno voglia di essere padrone del proprio lavoro, qualunque esso sia, e di svolgerlo comodamente dove preferiscono… non per forza a casa ma magari proprio in un coworking come Smart Hub, che offre tutti gli aspetti tecnici di un luogo aziendale e al contempo le comodità di un luogo domestico… e che ha il suo “fulcro” in un motto: Be Smart!